
Peccatore, la WADA, processi infiniti e microdosaggi: riforma dell'antidoping necessaria a Milano. - (Credit: www.gazzetta.it)
Il recente caso di presunto doping che ha coinvolto il tennista ITALIANO JANNICK SINNER ha riacceso il dibattito sui tempi della giustizia sportiva e sull’efficacia delle agenzie antidoping. Il direttore dell’AGENZIA MONDIALE ANTIDOPING, OLIVIER NIGGLI, ha fornito dichiarazioni critiche sull’argomento, evidenziando l’introduzione di tecniche di rilevamento sempre più raffinate ma scatenando al contempo delle domande sui metodi utilizzati e sulla tempistica dei processi.
L’evoluzione dei test antidoping
La scienza applicata ai test antidoping ha fatto significativi progressi negli ultimi anni. I laboratori, ora più preparati rispetto al passato, riescono a identificare quantità minime di sostanze vietate, dando origine a una situazione in cui anche una piccolissima contaminazione può essere sufficiente per giungere a sanzioni nè pesanti. Niggli ha affermato che le quantità riscontrate sono talmente ridotte che un atleta potrebbe entrare in contatto con sostanze illecite anche attraverso attività quotidiane. Questa affermazione solleva interrogativi circa la necessità di rivedere le normative di doping per evitare che gli atleti innocenti vengano danneggiati.
Non è più solo una questione di rilevazione, ma anche di comprensione e accettazione del fenomeno del microdosaggio, che spinge a riflettere sulle implicazioni etiche e pratiche di tali controlli. In questo contesto, la domanda chiave è: “Fino a che punto è giustificata la punizione per quantità minime?” Se il principio del fair play è alla base delle competizioni sportive, è opportuno anche riconsiderare come questi principi vengano applicati in contesti complessi.
La confusione nell’antidoping globale
I recenti sviluppi hanno messo in luce una crescente fragilità del sistema antidoping mondiale. L’AGENCIA MONDIALE ANTIDOPING appare in conflitto non solo con atleti ma anche con altre agenzie nazionali, come quella americana, a causa di divergenze su come sono gestiti diversi casi. Uno di questi è legato a nuotatori cinesi, nei confronti dei quali sono emerse accuse di doping che la WADA non ha saputo gestire in maniera chiara ed efficace.
In parallelo, emergono accuse di traffico di sostanze proibite che coinvolgono figure di alta responsabilità nel campo antidoping francese, senza che le indagini abbiano condotto a risultati visibili. Questa mancanza di trasparenza alimenta ulteriormente la sfiducia nei confronti della WADA, la quale da anni si trova al centro di polemiche e di accuse di malagestione. Il clamore del caso SWHAZER, il marciatore italiano assolto da configure di doping, è un ulteriore esempio di come le incertezze regnino sovrane in un contesto che dovrebbe garantire la massima certezza e giustizia.
Le conseguenze per gli atleti
Per gli atleti coinvolti in questi processi, la situazione è drammatica. Le lunghe attese e le incertezze giuridiche possono prolungare stati di stress e ansia, danneggiando non solo la carriera di un atleta ma anche la sua salute mentale. Niggli ha evidenziato come questa traste di processi lunghi crei un clima di instabilità per gli sportivi, molti dei quali potrebbero risultare innocenti. Le attese per una conclusione possono durare mesi o addirittura anni, con atleti costretti a vivere nell’incertezza, sentendosi già colpevoli ancor prima di un verdetto.
Questo scenario mette in discussione non solo l’efficienza della WADA ma anche l’importanza di rivedere le strutture e i processi di giustizia sportiva. La questione è di importanza fondamentale, non solo per il buon andamento delle competizioni, ma per la salvaguardia del benessere psicologico e professionale degli atleti. La giustizia, per essere tale, deve essere tempestiva e precisa, evitando che le lungaggini burocratiche sopra ogni cosa compromettano la vita di sportivi promettenti.
Il caso di Jannick Sinner, quindi, non è solo rappresentativo di un problema isolato, ma di una crisi più ampia nel sistema antidoping globale. La necessità di una revisione è evidente, poiché i tempi della giustizia non possono sfuggire da un’analisi critica e costruttiva.